lunedì 28 maggio 2007

Il laghetto degli orrori

A pochi chilometri dal centro abitato di Capua e solo a poche centinaia di metri da quello di S. Angelo in Formis in località Casa Cerere (appena dopo il ponte dell'autostrada per intenderci) sorge quello che molti hanno definito il "laghetto degli orrori". Fino al 1999 un gruppo di persone vicino al clan dei casalesi, vi ha prima realizzato una cava abusiva di sabbia e successivamente nell'enorme buco che si è venuto a creare ha pensato bene di realizzare la più grande discarica abusiva a cielo aperto del Sud Italia, smaltendovi all'interno ogni sorta di rifiuto pericoloso nonchè bidoni e fusti contenenti rifiuti tossico-nocivi. La discarica, indicata insieme a tanti altri luoghi presenti nel territorio di Capua come sito inquinato da bonificare inserito nel piano regionale di Bonifica del 2005 stilato dall'ARPAC, è stata rinvenuta grazie ad una piena anomala del Volturno, che fece tracimare il laghetto con parte del suo contenuto.
Il tutto è avvenuto a pochi metri dal fiume Volturno e da quanto si evince, analizzando i lavori della commissione parlamentare d'inchiesta che nel 2000 si è occupata di questo problema, nelle acque del nostro fiume sono finiti i reflui di tale illecita attività ma, a causa di una normativa ambientale troppo debole, agli indagati (pur se condannati) è stato possibile contestare solo il deturpamento e la distruzione di bellezze naturali. (leggi 1). Le indagini portate avanti dal Procuratore del Tribunale di Santa Maria C.V. Donato Ceglie, come dallo stesso esposto in parlamento, hanno evidenziato che durante l'attività estrattiva della cava abusiva, si è arrivati ad una profondità tale da rompere la falda acquifera sottostante, dando modo così all'acqua sotterranea di riempire l'invaso che si era venuto a creare e successivamente nel laghetto sono state gettate tonnellate di rifiuti tossici, con prevalenza di sostanze cancerogene come stirene e altri residui delle lavorazioni industriali (leggi 2) Dagli interrogatori dei giudici, emerge infatti che circa 170 autocarri di rifiuti tossici sono stati illegalmente sversati nel laghetto e nelle sue immediate vicinanze prevalentemente di notte, forse qualche abitante del rione macello ricorderà il viavai di camion in quel periodo.
L'inchiesta che ha portato al
rinvio a giudizio per disastro ambientale di alcuni degli imputati è sfociata nel processo "Cassiopea" conclusosi nel 2004 e in cui il comune di Capua si è costituito parte civile affidandosi all' avvocato Treppiccione, (particolare interessante è che uno degli imputati è stato inizialmente difeso dall'Avvocato Barresi, si... proprio il nostro attuale difensore civico, che si è visto successivamente revocare l'incarico) il procedimento ha portato alla condanna di diverse persone per il reato di "disastro ambientale", condannando altresì gli imputati a provvedere alla bonifica della zona sostenendone direttamente le spese, ma ad oggi nessun intervento di bonifica è stato mai eseguito!
Il fatto che sia stata perforata la falda acquifera è un particolare importantissimo in quanto potrebbe essere stata contaminata l'acqua che usiamo ogni giorno (ammesso che sia la stessa falda) senza tralasciare il fatto che le acque inquinate del Volturno sopprattutto in questo periodo estivo vengono utilizzate (anche abusivamente) per irrigare i campi circostanti, finendo per contaminare le produzioni agricole, quelle cioè che compriamo al mercato ogni giorno!
Facendo uno piccolo sforzo di memoria ricorderete forse che proprio nel periodo in cui si arrivava alla fine dell'inchiesta, nel 2004 venne affisso dal comune un manifesto che informava sulla non potabilità dell'acqua (3) e un altro manifesto fu fatto affiggere da qualche colonnello ai tempi politicamente dissidente, ma svolte le analisi del caso da allora non se ne è più riparlato. Dalla sentenza di rinvio a giudizio si evince che non risulta compiuta alcuna indagine epidemiologica, nessuna analisi della fauna, della flora, delle contaminazione del suolo e dell’aria. Nonostante la vicinanza della discarica abusiva al fiume Volturno, il P.M. non ha fatto eseguire le indagini sull'effettiva immissione delle sostanze inquinanti nel fiume, né tanto meno sull’eventuale compromissione dell’ecosistema fluviale. L'unica analisi effettuata durante le indagini è quella del professor Liuzzo docente presso il Dipartimento di Ingegneria chimica, dei materiali, delle materie prime e metallurgia dell’Università ‘La Sapienza ‘ di Roma, il quale ha effettuato una analisi su un campione di acqua "potabile" prelevato tramite rubinetto da un pozzo di una masseria adiacente alla cava in oggetto, nel campione risulta indubbiamente rilevata un’elevata concentrazione di idrocarburi non aromatici (7,2 mg./l), eccedente il limite dei 10 mg/l stabilito con D.P.R. 24 maggio 1988 n. 236. quindi viene accertata la NON POTABILITA' del campione d'acqua prelevato ai sensi del D. Lgs.vo 2.2.01 n. 31 mod. dal D. Lgs.vo 2.2.02 n. 27 (decreti attuativi della direttiva comunitaria 98/83 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano), anche se non è stata possibile collegare questi valori alterati alla presenza dei fusti interrati o dagli altri rifiuti rinvenuti nella cava, dal momento che non risulta indicato né il percorso della falda acquifera da cui attinge il pozzo della masseria, né il suo verso di scorrimento. Ben poca cosa se si pensa che la SOGIN incaricata di stilare un piano analitico di analisi chimico fisiche, per la caratterizzazione della contaminazione ambientale prevedeva analisi chimiche su almeno 60 campioni di rifiuti da prelevare (con specificazione degli agenti metalliferi, idrocarburi, fitofarmaci, fenoli, diossine da ricercare) e analisi chimiche da condursi inizialmente su almeno 40 campioni di acqua da prelevare all’interno e all’esterno del sito di cava e nonostante il programma del dirigente Provinciale del Settore Ecologia contemplasse esplicitamente nel suo piano di intervento l’esame dei pozzi limitrofi alla cava e un piano di caratterizzazione delle acque fluviali nulla di tutto questo è stato mai fatto. Nonostante infatti l'ordinanza sindacale n. 142/92 con la quale il Sindaco di Capua pro tempore intimava al proprietario del terreno di procedere nei 30 giorni all’eliminazione della discarica abusiva, il proprietario soltanto fittiziamente aderì all'ingiunzione di ripristino dello stato dei luoghi, limitandosi a ricoprire di terreno tutta la zona interessata dagli scarichi, ottenendo comunque il dissequestro dell’area, mentre i veleni restano ancora sotterrati lì.
Dunque, da diversi anni i cittadini di Capua e Sant'Angelo in Formis sono esposti a rischi incalcolabili per la salute umana, senza che nessuno ne parli e intanto nella nostra comunità continuano a crescere i casi di leucemie e di tumori maligni alle vie respitorie, ai reni, al fegato, chi non ha avuto in famiglia un parente morto per questa malattia?
Lungi da fare qualsiasi tipo di allarmismo sulla questione io credo sulla base dell'Art. 32 della nostra Carta Costituzionale ognuno di noi abbia il diritto di pretendere dall'amministrazione locale di avere dati certi riguardo l'acqua che arriva nelle nostre case e questo non vuol dire solo una semplice analisi di potabilità che escludono in genere le misurazioni di certe sostanze, ma un' attenta indagine sulla presenza di diossine, pcb, idrocarburi, metalli pesanti e altri inquinanti di origine industriale, se le amministrazioni locali non sanno rispondere a queste richieste elementari che vadano a fare altro!
Guardacaso proprio il nostro attuale sindaco Carmine Antropoli, in un' intervista rilasciata a
Businessweek nell'aprile del 2003 in qualità di oncologo del Cardarelli, collegò l'incremento dell'incidenza delle malattie tumorali alla massiccia presenza di rifiuti tossico-nocivi esistenti nelle nostre zone. Antropoli tra l'altro in una recente intervista alla stampa locale ha confermato di conoscere la pericolosità del sito di Casa Cerere e che ad oggi non è stato fatto ancora nulla per bonificare la zona. Qualcuno potrebbe obbiettare che debba essere il leggittimo proprietario del fondo a provvedere alla bonifica e quindi nulla può l'amminstrazione locale in questo caso, a questi rispondiamo dicendo che la normativa di riferimento è rappresentata, come noto, dal d. lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, dal D.M. attuativo 25 ottobre 1999, n. 471 per quanto afferisce la bonifica dei siti, e dalla l. 7 agosto 1990, n. 241 relativamente al procedimento amministrativo, questa recita che "Qualora legittimamente diffidato, il responsabile non adempia, né provveda il proprietario, gli interventi di bonifica dovranno essere eseguiti dalla amministrazione pubblica".
Quindi cari Antropoli, Ricci, cari illuminati consiglieri comunali di destra, di centro e di sinistra, amministratori tutti cosa state aspettando? Perchè non informate la cittadinanza di Capua e Sant'Angelo del potenziale rischio che stiamo correndo con la cava purgatorio? Quante altre persone devono ammalarsi e morire di tumore prima che qualcuno "certifichi" questa epidemia in atto? Mi meraviglio del Dott. Antropoli, lui che è un fervente cattolico membro dell'Opus Dei dovrebbe mettere il bene del prossimo (e quindi della collettività) in cima ai suoi obiettivi, perchè non fa nulla? Sappiamo benissimo che un oncologo ci lavora con i malati di tumore, ma certe cose sarebbe meglio prevenirle che curarle...o no? E poi dove sono i vari Duonnolo di Legambiente? La Capria dei Verdi? Luigi Di Monaco della Margherita ci sei? C'è nessunooooo??? Ma le conoscete certe cose o no? Se si perchè non ne parlate pubblicamente? Vi hanno ammansito per caso? Chi sono questi fantocci che dicono di fare politica a Capua? Di chi fanno veramente gli interessi queste persone? Chi difende i Santangiolesi e i Capuani nei confronti di questo immane disastro ambientale? Quanti inutili parcheggi sotterranei dovremo ancora finanziare prima che si decida di spendare i soldi pubblici per fare veramente gli interessi della collettività?
Cittadini di Capua e Sant'Angelo svegliatevi! Chiedete conto ai politici di queste cose! Ci stanno fottendo la vita!